“Benzina alle stelle, cosa devono fare subito gli italiani”. Parla l’esperto: “Gli errori da evitare”

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La tensione internazionale sui mercati dell’energia si fa sempre più palpabile, con effetti immediati sui prezzi di benzina e gasolio. Secondo quanto riportato da Leggo, che ha intervistato Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia e docente all’Università di Bologna, il quadro si sta rapidamente evolvendo verso una fase di instabilità che potrebbe durare settimane.

Il messaggio agli automobilisti è chiaro e diretto: «Suggerisco di fare il pieno subito». Il motivo? Sebbene i prezzi della benzina si attestino attualmente sotto 1,80 euro al litro, il gasolio rappresenta il vero problema, più esposto alle tensioni geopolitiche e alle logistiche globali. Tabarelli avverte che, già da domani, i prezzi torneranno a salire, segnando una vera e propria conta alla rovescia.

In questa fase di transizione, la strategia più efficace per i consumatori è ridurre gli spostamenti e limitare i viaggi non necessari. «L’unica cosa che possiamo fare è consumare meno», sottolinea l’esperto, invitando a ripensare l’uso quotidiano dell’auto come misura di sopravvivenza in un contesto incerto, più che come soluzione strutturale.

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Nonostante le preoccupazioni, Tabarelli rassicura: «Non si tratta di un’apocalisse». Spiega infatti che, nel mondo, ci sono ancora ingenti riserve di petrolio e gas, e il problema attuale è più temporaneo, legato a un fase di assestamento che potrebbe durare alcune settimane. Il quadro macroeconomico, tuttavia, si fa più preoccupante: il rischio di recessione, stimato un mese fa al 15%, è salito al 45%, riflettendo la rapidità dei cambiamenti globali.

Curiosamente, il prezzo del petrolio non ha ancora schizzato alle stelle come si attendeva. Nonostante le tensioni, le scorte elevate, l’eccesso di produzione e le riserve strategiche stanno contribuendo a mantenere i prezzi sotto controllo. «Avrei scommesso su 200 dollari al barile due mesi fa, invece il mercato regge meglio del previsto», commenta Tabarelli. Questa crisi, secondo l’esperto, è anche più complessa e diversa rispetto a quella degli anni ’70: allora si temeva che il petrolio stesse finendo, oggi invece si sa che le riserve sono abbondanti, riscrivendo le prospettive energetiche globali.

L’Italia, in questo scenario, si trova di fronte a una grande opportunità da non perdere: «È un delitto economico non sfruttare le risorse nazionali», afferma Tabarelli. La produzione italiana di petrolio potrebbe raddoppiare, riducendo la dipendenza dall’estero e generando miliardi di euro. Per quanto riguarda il gas, invece, prevale un cauto ottimismo: «Nel 2022 il prezzo era a 300, oggi siamo a 45. Dobbiamo essere attenti, ma la situazione non è ancora critica».

In conclusione, il quadro attuale richiede attenzione e capacità di adattamento. La crisi energetica, pur seria, resta sotto controllo, purché i consumatori adottino comportamenti virtuosi e si preparino a un’attesa che, si spera, porterà a un progressivo ritorno alla normalità.

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