Bimbi nel bosco, notizie preoccupanti: “Cosa fanno in casa famiglia…”. Grande preoccupazione

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La vicenda dei cosiddetti “bimbi nel bosco” torna al centro dell’attenzione con nuovi elementi che sollevano interrogativi sulle condizioni dei tre minori ospitati in una struttura di accoglienza a Vasto. Al centro del dibattito c’è una relazione redatta dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello, consulenti della coppia formata da Catherine Birmingham e Nathan Trevallion.

Un cambiamento radicale nelle abitudini

Secondo quanto emerge dal documento, i bambini starebbero vivendo un forte disagio emotivo legato al passaggio dalla vita nel casolare di Palmoli a una quotidianità completamente diversa all’interno della casa famiglia. Tra gli aspetti più critici segnalati dagli esperti ci sono le nuove abitudini alimentari, basate su cibi industriali e zuccheri processati, e una routine serale che include l’uso della televisione.

Un cambiamento netto rispetto allo stile di vita precedente, caratterizzato – secondo i consulenti – da ritmi naturali e da una dieta composta prevalentemente da alimenti semplici come legumi, porridge e frutta.

Il cibo come risposta al disagio

Uno degli elementi più delicati evidenziati nella relazione riguarda il rapporto con il cibo. I minori avrebbero sviluppato una “relazione disfunzionale”, utilizzando gli alimenti – in particolare quelli zuccherati – come forma di compensazione emotiva.

Secondo gli esperti, questo comportamento si manifesterebbe soprattutto nei momenti più critici, come dopo le videochiamate con la madre, allontanata dalla struttura nel marzo scorso. In queste situazioni, il consumo di zuccheri assumerebbe una dimensione quasi compulsiva, segnale di un disagio più profondo.

Sonno alterato e stress psicologico

La relazione sottolinea anche un peggioramento dei ritmi sonno-veglia. L’introduzione della televisione nelle ore serali avrebbe contribuito a disturbare il riposo dei bambini, con difficoltà nell’addormentamento e frequenti risvegli notturni descritti come “angoscianti”.

Un quadro che, secondo Cantelmi e Aiello, avrebbe ripercussioni dirette sull’equilibrio emotivo e comportamentale dei minori, già messo alla prova dalla separazione dal contesto familiare.

Una fase decisiva per il futuro dei minori

Le valutazioni arrivano in un momento cruciale della vicenda. Il 17 aprile è infatti prevista una perizia da parte della consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli, incaricata dal Tribunale per i minorenni dell’L’Aquila, che dovrà verificare lo sviluppo cognitivo dei bambini dopo cinque mesi trascorsi lontano dalla famiglia.

I consulenti di parte esprimono una posizione netta: un eventuale prolungamento della permanenza nella struttura potrebbe aggravare ulteriormente il quadro psicologico. Secondo la relazione, i cambiamenti introdotti avrebbero compromesso quei “marcatori simbolici” legati all’esperienza familiare, fondamentali per garantire ai minori un senso di stabilità e sicurezza.

Un caso ancora aperto

La vicenda resta complessa e al centro di un confronto acceso tra esigenze di tutela e diritto alla continuità affettiva. In attesa degli esiti della perizia, il destino dei tre bambini rimane sospeso, mentre il dibattito sulle modalità di accoglienza e sul benessere dei minori continua a dividere opinione pubblica ed esperti.

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DALL’ITALIA 

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