Sondaggi, batosta per Giorgia Meloni: “Ora è terrorizzata”

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A un mese dal referendum sulla giustizia, il terremoto politico che molti auspicavano sembra essersi trasformato in una scossa di assestamento. Il quadro che emerge dai dati più recenti non mostra una frattura netta, ma rivela un segnale inequivocabile: la fase dell’entusiasmo incondizionato per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni sta lasciando il passo a un progressivo e fisiologico logoramento politico.

I numeri del consenso: Meloni ancora al comando

Nonostante le tensioni su energia e rapporti internazionali, Giorgia Meloni si conferma la figura centrale del panorama italiano. Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Demox, la fiducia nella Premier si attesta al 41,4%.

La stabilità della sua leadership è confermata anche dalla risposta degli italiani sul futuro del governo:

  • Il 57,1% degli intervistati vuole che Meloni resti a Palazzo Chigi.

  • Il 38,2% invoca invece un passo indietro.

Sebbene la maggioranza sia ancora solida, quel 38% di scontenti rappresenta una polarizzazione crescente che l’esecutivo non può più ignorare.

Opposizioni: il “Campo Largo” non decolla

Se il governo accusa i primi colpi dell’usura, le opposizioni non sembrano ancora pronte a raccoglierne l’eredità. Nel confronto diretto sulla guida del Paese, Meloni domina con il 34,8% delle preferenze.

I leader del centrosinistra restano distanti e frammentati:

  • Giuseppe Conte (M5S): 18,2%

  • Elly Schlein (PD): 16,3%

Il cosiddetto “campo largo” viene percepito dal 61% degli elettori come un’entità ancora priva di una struttura solida e di una strategia condivisa. Questa disconnessione tra i due leader principali impedisce, per ora, la costruzione di un’alternativa unitaria capace di impensierire seriamente la coalizione di centrodestra.

La sorpresa Vannacci e l’area del dissenso

Un elemento di novità assoluta è il consolidamento di Roberto Vannacci. Dopo l’addio alla Lega e il lancio del proprio movimento, il generale raggiunge una quota di fiducia del 7,1%. Un dato non trascurabile che riflette la nascita di un’area identitaria autonoma a destra.

Parallelamente, preoccupa il dato sulla disaffezione: l’8,9% degli elettori dichiara di non riconoscersi in alcun partito, un “partito dell’astensione morale” che continua a crescere silenziosamente.

Prospettive: un Governo “stanco” ma stabile

Qual è il destino dell’esecutivo? Gli italiani sembrano avere le idee chiare:

  1. 39,1%: Il governo resterà in carica, ma sarà più debole.

  2. 31,1%: Resterà saldo senza scossoni.

  3. Solo l’11,3% teme una caduta imminente.

In sintesi, oltre il 70% del campione scommette sulla continuità. Non siamo di fronte a una crisi di nervi del sistema, ma a una fase di transizione. Il referendum sulla giustizia non è stato la miccia di un’esplosione, quanto piuttosto un setaccio che ha ridefinito pesi e misure all’interno dei palazzi del potere.

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