Garlasco, Bruzzone frena la difesa di Stasi: “Conti sbagliati”
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Garlasco, Bruzzone frena la difesa di Stasi: “Conti sbagliati”

Garlasco, Bruzzone frena la difesa di Stasi: “Conti sbagliati”

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Il caso Garlasco torna ad accendere il dibattito televisivo e giudiziario. Al centro dell’attenzione c’è ancora una volta Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, e la possibilità che la sua difesa riesca a ottenere la revisione del processo. Una prospettiva che continua ad alimentare aspettative, interrogativi e confronti tra esperti, ma sulla quale non mancano le voci critiche.

A riaccendere la discussione è stata la puntata di La Vita in Diretta, il programma condotto da Alberto Matano, dove si è parlato dei tempi e dei possibili sviluppi dell’iniziativa giudiziaria annunciata dai legali di Stasi. In particolare, a intervenire è stata la criminologa Roberta Bruzzone, che ha espresso forti perplessità sulle tempistiche prospettate dalla difesa, arrivando a sostenere che i calcoli fatti sarebbero profondamente sbagliati.

Caso Garlasco, il nodo della revisione del processo

La possibilità di riaprire il procedimento a carico di Alberto Stasi rappresenta uno dei temi più delicati dell’attuale dibattito sul delitto di Garlasco. Dopo la condanna definitiva, la strada della revisione costituisce uno strumento straordinario, utilizzabile soltanto in presenza di specifici presupposti previsti dalla legge.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio De Rensis, sta lavorando alla preparazione di una nuova istanza, che secondo le previsioni comunicate potrebbe essere depositata intorno alla metà di novembre.

Un passaggio che potrebbe segnare una nuova fase della vicenda giudiziaria, ma che richiede un lavoro particolarmente complesso sul piano tecnico e processuale.

Nel corso della trasmissione è intervenuto anche l’avvocato Daniele Bocciolini, che ha sollevato una questione di carattere giuridico destinata ad alimentare ulteriormente il confronto.

L’avvocato Bocciolini e il possibile problema giuridico

Bocciolini ha richiamato quella che considera una possibile contraddizione del sistema giudiziario italiano: il principio secondo cui nessuno può essere giudicato due volte per lo stesso reato deve essere conciliato con l’eventualità che due persone diverse vengano sottoposte a procedimento per il medesimo fatto.

Secondo il legale, si tratterebbe di un possibile vulnus dell’ordinamento, una questione che potrebbe essere sottoposta all’attenzione del GUP, il giudice dell’udienza preliminare.

Qualora il giudice ritenesse fondata la questione di legittimità costituzionale, potrebbe disporre la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. Il procedimento interessato verrebbe quindi sospeso in attesa della pronuncia della Consulta, con tempi che, secondo le valutazioni emerse nel confronto televisivo, potrebbero richiedere almeno diversi mesi.

Si tratta, tuttavia, di uno scenario ipotetico, subordinato alle valutazioni del giudice e alla concreta rilevanza della questione giuridica.

Bruzzone contro le previsioni della difesa: «Conti sbagliati»

Il momento più acceso del confronto è arrivato con l’intervento di Roberta Bruzzone. La criminologa ha contestato apertamente le previsioni relative ai tempi necessari per arrivare alla revisione del processo, manifestando dubbi sulla possibilità di rispettare le scadenze ipotizzate dai legali di Stasi.

Bruzzone ha utilizzato anche un paragone provocatorio, richiamando i tempi di gestazione degli elefanti, per sottolineare quanto possa essere lunga e articolata la preparazione di un’iniziativa giudiziaria di questo tipo.

Il suo giudizio è stato netto: i calcoli e le tempistiche prospettati dalla difesa sarebbero, a suo avviso, profondamente sbagliati.

Una posizione che non riguarda soltanto la data del possibile deposito dell’istanza, ma soprattutto la complessità degli elementi tecnici e giuridici che dovranno essere affrontati per tentare di mettere in discussione una sentenza ormai definitiva.

Quando potrebbe arrivare la richiesta di revisione

L’avvocato Antonio De Rensis aveva indicato nella metà di novembre una possibile finestra temporale per il deposito della richiesta di revisione. La preparazione dell’atto sarebbe in una fase avanzata, ma resta da capire quando la documentazione sarà effettivamente pronta per essere presentata.

La revisione non rappresenta infatti un nuovo processo automatico né un semplice ulteriore grado di giudizio. Si tratta di un rimedio straordinario che richiede la presenza di presupposti specifici e nuovi elementi idonei a mettere in discussione la ricostruzione accolta nella sentenza definitiva.

Dopo il deposito, spetterà alla Corte d’appello competente valutare l’ammissibilità dell’istanza e stabilire se esistano le condizioni per procedere.

Garlasco, una vicenda giudiziaria ancora al centro dell’attenzione

Il confronto a La Vita in Diretta conferma quanto il caso Garlasco continui a suscitare interesse nell’opinione pubblica. A distanza di anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la possibilità di una revisione della condanna di Alberto Stasi rappresenta un nuovo capitolo di una vicenda che continua a dividere esperti, osservatori e protagonisti del dibattito mediatico.

Da una parte c’è la difesa, intenzionata a utilizzare gli strumenti previsti dall’ordinamento per tentare di ottenere una revisione della sentenza. Dall’altra ci sono le valutazioni di chi, come Bruzzone, invita a non sottovalutare la complessità tecnica e i tempi necessari per arrivare a un risultato concreto.

Per ora non ci sono date certe né decisioni giudiziarie sulla richiesta. Il prossimo passaggio decisivo sarà il deposito formale dell’istanza. Soltanto allora sarà possibile capire se esistano davvero i presupposti per riaprire il procedimento e quale direzione prenderà uno dei casi di cronaca giudiziaria più discussi d’Italia.

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Guerra ibrida, Tajani lancia l’allarme: “Mosca vuole destabilizzare l’Europa e creare il panico”
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Guerra ibrida, Tajani lancia l’allarme: “Mosca vuole destabilizzare l’Europa e creare il panico”

Guerra ibrida, Tajani lancia l’allarme: “Mosca vuole destabilizzare l’Europa e creare il panico”

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Non servono carri armati, missili o dichiarazioni ufficiali di guerra per mettere in difficoltà un Paese. A volte bastano attacchi informatici, sabotaggi, falsi allarmi e campagne di disinformazione per creare paura, provocare disagi e mettere sotto pressione le istituzioni. È questa la nuova frontiera della sicurezza europea, uno scenario che preoccupa sempre di più i governi occidentali, soprattutto alla luce delle tensioni internazionali legate alla guerra in Ucraina.

Negli ultimi giorni, a riaccendere l’attenzione sono stati i numerosi falsi allarmi bomba che hanno coinvolto voli in diversi Paesi europei, provocando verifiche di sicurezza, ritardi e preoccupazione negli aeroporti. Episodi che si inseriscono in un quadro già caratterizzato da attacchi informatici e segnalazioni di possibili sabotaggi. Il sospetto è che dietro alcune di queste iniziative possa esserci una strategia più ampia, finalizzata a destabilizzare l’Europa senza ricorrere a un confronto militare diretto.

A lanciare un nuovo avvertimento è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che in un’intervista al Quotidiano Nazionale ha parlato apertamente dei rischi della guerra ibrida e delle possibili attività riconducibili ad ambienti filorussi. Il vicepremier ha invitato a mantenere alta la guardia, precisando però che, al momento, non esistono prove sufficienti per attribuire a Mosca i recenti allarmi bomba sugli aerei.

Tajani: «Mosca tenterà di destabilizzare e creare panico»

Secondo il titolare della Farnesina, la guerra ibrida rappresenta ormai una minaccia concreta con cui i Paesi europei devono confrontarsi da tempo, soprattutto dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

«Con la guerra ibrida facciamo i conti almeno dall’inizio di quella combattuta sul campo in Ucraina. Con gli alleati europei stiamo prendendo tutte le contromisure necessarie. Lo abbiamo fatto anche alla Farnesina, con una direzione generale della sicurezza e una sala operativa ad hoc», ha spiegato Tajani.

Il ministro ha ricordato che alcuni attacchi informatici registrati nei giorni precedenti sono stati rivendicati da hacker filorussi. Tra gli episodi citati figurano quelli che hanno interessato alcuni supermercati. Diverso, invece, il discorso relativo alle recenti segnalazioni di bombe a bordo degli aerei, per le quali non sono ancora emersi elementi sufficienti a individuare una responsabilità precisa.

«Hacker filorussi hanno già rivendicato gli attacchi dei giorni scorsi ai supermercati. Per questi ultimi allarmi non abbiamo ancora le prove», ha precisato il vicepremier.

Una distinzione importante, che invita a non confondere il quadro generale delle minacce informatiche con l’attribuzione di singoli episodi. Tajani, tuttavia, non ha nascosto la preoccupazione per le possibili conseguenze di queste operazioni.

«Sappiamo bene che Mosca non dichiarerà mai una guerra militare all’Europa. Ma sappiamo anche che tenterà di destabilizzare, creare panico e problemi alla vita quotidiana».

Il rischio, dunque, è che le attività ostili possano colpire non soltanto le istituzioni, ma anche i servizi utilizzati quotidianamente dai cittadini. Particolarmente grave sarebbe un eventuale coinvolgimento delle strutture sanitarie. A questo proposito Tajani ha lanciato un avvertimento molto netto: «Si è parlato perfino di ospedali a rischio: ecco, quella sarebbe davvero un’azione criminale».

Dalla Spagna un altro allarme: «Tentativo di aggressione ibrida»

Le preoccupazioni italiane trovano un riscontro anche nelle dichiarazioni arrivate da Madrid. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, intervenuto durante un’intervista all’emittente pubblica TVE, ha descritto la successione degli episodi registrati in Europa come un possibile tentativo di aggressione ibrida e di guerra psicologica.

Secondo il capo della diplomazia spagnola, la ripetizione di eventi simili in diversi Paesi non può essere considerata automaticamente una coincidenza.

«Quello che è evidente è che non può essere un caso che si verifichino tanti episodi esattamente uguali, con lo stesso modus operandi in tutta Europa», ha dichiarato.

Albares ha richiamato l’attenzione su una serie di episodi che comprendono attacchi alle piattaforme digitali, problemi che hanno interessato le celle frigorifere dei supermercati e minacce rivolte al settore del trasporto aereo.

Il ministro ha inoltre parlato di possibili strutture organizzate e cellule impegnate in attività di sabotaggio, sottolineando le difficoltà investigative nell’individuare con certezza i responsabili e ricostruire eventuali collegamenti con soggetti stranieri.

«Ma dobbiamo essere preparati», è stato il suo monito.

Attacchi informatici e sabotaggi: perché l’Europa teme la guerra invisibile

Uno degli aspetti più insidiosi della guerra ibrida è proprio la difficoltà di individuare chi si nasconde dietro le operazioni ostili. A differenza di un attacco militare tradizionale, queste iniziative possono essere realizzate attraverso reti informatiche, intermediari e gruppi che agiscono cercando di rendere irriconoscibile la propria provenienza.

Gli obiettivi possono essere molteplici: infrastrutture digitali, trasporti, servizi pubblici, attività commerciali e strutture strategiche. Anche una semplice segnalazione di pericolo, se ripetuta e diffusa su larga scala, può provocare conseguenze importanti, costringendo le autorità a mobilitare risorse, interrompere servizi e gestire situazioni di emergenza.

È proprio questo uno degli elementi che rendono la minaccia particolarmente delicata. Non è necessario provocare danni materiali per ottenere un effetto destabilizzante: anche la diffusione sistematica di paura e incertezza può compromettere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nei sistemi di sicurezza.

Per questo motivo i governi europei stanno rafforzando la collaborazione sul fronte della prevenzione, della sicurezza informatica e dello scambio di informazioni. La capacità di individuare tempestivamente le minacce e coordinare le risposte rappresenta una delle principali sfide per la protezione delle infrastrutture strategiche.

Il nodo delle responsabilità russe: nessuna prova sui recenti allarmi aerei

Resta però fondamentale distinguere tra i fenomeni già documentati e quelli ancora oggetto di indagine. Se alcuni attacchi informatici sono stati rivendicati da gruppi di hacker filorussi, non esistono al momento prove sufficienti per collegare direttamente alla Russia i recenti allarmi bomba che hanno interessato il traffico aereo europeo.

È un passaggio sul quale lo stesso Tajani ha voluto essere chiaro, evitando attribuzioni premature.

Il quadro che emerge dalle dichiarazioni di Roma e Madrid è comunque quello di un’Europa sempre più consapevole della vulnerabilità delle proprie infrastrutture e della necessità di prepararsi a nuove forme di pressione.

La guerra, insomma, non si combatte più soltanto sul campo. Può passare attraverso un attacco informatico, un sabotaggio o un falso allarme capace di paralizzare un servizio e generare paura. Ed è proprio questa minaccia invisibile, difficile da individuare e ancora più difficile da contrastare, a rappresentare una delle principali preoccupazioni per la sicurezza europea.

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“Arrestata dagli israeliani”. La notizia che fa indignare l’Italia: “Tajani deve intervenire subito”
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“Arrestata dagli israeliani”. La notizia che fa indignare l’Italia: “Tajani deve intervenire subito”

“Arrestata dagli israeliani”. La notizia che fa indignare l’Italia: “Tajani deve intervenire subito”

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Ore di apprensione alla Spezia per Giorgia Lombardi, consigliera comunale di LeAli a Spezia/Alleanza Verdi e Sinistra e componente del Consiglio nazionale di Europa Verde, fermata dalle autorità israeliane in Cisgiordania insieme ad altri 13 volontari internazionali. La donna si trovava nei pressi di Kafr Ni’ma, a circa 20 chilometri da Ramallah, per partecipare a un’iniziativa di solidarietà con i contadini palestinesi impegnati nella tradizionale raccolta delle olive.

Secondo le prime ricostruzioni, il fermo sarebbe avvenuto dopo un’aggressione attribuita a un gruppo di coloni israeliani nei confronti di cittadini palestinesi e attivisti internazionali. Successivamente sarebbero intervenuti l’esercito e la polizia israeliani, che avrebbero fermato i volontari e ritirato loro i passaporti. Tra le persone trattenute ci sarebbero anche altri cittadini italiani.

La consigliera spezzina, secondo quanto riferito dal suo entourage, sarebbe in buone condizioni di salute, ma al momento non avrebbe ancora ricevuto indicazioni certe sulla propria sorte. Si attende di capire se le autorità israeliane procederanno con il rilascio oppure con il rimpatrio del gruppo. Una situazione che ha immediatamente mobilitato il mondo politico ligure e le istituzioni cittadine.

Il racconto di Angelo Bonelli: «Sono stati aggrediti e poi fermati»

A ricostruire quanto accaduto è stato Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, che ha riferito di aver ricevuto direttamente da Giorgia Lombardi un messaggio vocale nel quale la consigliera raccontava i momenti concitati dell’intervento delle autorità.

Bonelli ha spiegato di aver immediatamente informato il ministero degli Esteri, chiedendo un intervento della diplomazia italiana per tutelare i volontari e ottenere la loro liberazione.

Secondo la testimonianza riferita dal parlamentare, alcuni cittadini palestinesi sarebbero stati brutalmente picchiati dai coloni e anche gli attivisti internazionali sarebbero stati aggrediti. In seguito sarebbero arrivati militari e agenti israeliani, che avrebbero proceduto al fermo dei volontari anziché intervenire contro i responsabili delle violenze denunciate.

«Il gruppo è stato fermato e ora è in attesa di sapere se sarà rimpatriato o liberato. Non sono stati colpiti, anche se è già accaduto che i coloni aggredissero i volontari. Sta bene e sta aspettando di capire quale sarà il suo destino. Siamo molto preoccupati», ha riferito l’entourage della consigliera.

Per Lombardi non si tratta della prima esperienza in Cisgiordania. Già nel novembre 2025 aveva preso parte a una missione internazionale di solidarietà, durante la quale il gruppo, composto da una ventina di persone, aveva denunciato tentativi di aggressione da parte dei coloni e minacce da parte dell’esercito israeliano.

La mobilitazione alla Spezia: il sindaco Peracchini esprime solidarietà

La notizia del fermo ha suscitato forte preoccupazione nella città ligure. Il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini, ha voluto manifestare pubblicamente la propria vicinanza alla consigliera, sottolineando come in una situazione del genere debbano essere superate le divisioni politiche.

«Di fronte a queste notizie le appartenenze e gli schieramenti politici non esistono, ma lasciano pieno spazio alla solidarietà: Giorgia Lombardi è innanzitutto una nostra concittadina, una rappresentante del nostro Consiglio comunale ed è parte integrante della nostra comunità», ha dichiarato il primo cittadino.

Peracchini ha rivolto un pensiero anche ai familiari della consigliera, al capogruppo Roberto Centi, ai colleghi di partito e ad Angelo Bonelli, assicurando che l’amministrazione comunale seguirà attentamente ogni sviluppo e resterà a disposizione per favorire il suo rientro nel più breve tempo possibile.

In una nota ufficiale, il Comune ha confermato di seguire la vicenda con grande attenzione e preoccupazione. La priorità, viene sottolineato, è ricostruire con precisione quanto accaduto e verificare che siano garantite tutte le condizioni necessarie per la sicurezza e la tutela delle persone coinvolte.

L’amministrazione ha inoltre assicurato che manterrà i contatti con le istituzioni competenti e con la rete diplomatica italiana per ottenere chiarimenti e garantire alla consigliera tutta l’assistenza necessaria.

Bonelli e Centi chiedono la liberazione degli attivisti

Durissima la posizione di Angelo Bonelli, che ha denunciato quanto accaduto definendolo l’ennesimo episodio inaccettabile di violenza. Il deputato ha attribuito la responsabilità politica del clima nella regione alle politiche del governo Netanyahu, chiedendo al ministero degli Esteri di attivare immediatamente tutti i canali diplomatici disponibili.

«Non è accettabile che chi aiuta pacificamente i palestinesi venga arrestato mentre chi esercita violenza rimane impunito», ha dichiarato Bonelli, sollecitando garanzie sull’incolumità dei volontari e il loro immediato rilascio.

Solidarietà è arrivata anche da Roberto Centi, capogruppo di LeAli a Spezia/Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio comunale. Centi ha espresso profonda preoccupazione e indignazione per il fermo della collega, chiedendo la liberazione immediata di Lombardi e degli altri attivisti.

Il capogruppo ha ricordato l’impegno della consigliera a favore della popolazione palestinese, sottolineando come la sua presenza in Cisgiordania rappresenti una scelta di solidarietà coerente con i valori sostenuti anche nella sua attività politica e istituzionale.

«La solidarietà pacifica non può essere considerata un crimine e la difesa dei diritti umani non può essere repressa», è il messaggio lanciato da Centi, che ha chiesto al governo italiano di intervenire con decisione.

Andrea Orlando sollecita il governo: «Serve un’iniziativa diplomatica»

Sulla vicenda è intervenuto anche Andrea Orlando, esponente del Partito democratico ed ex ministro della Giustizia, che ha rivolto un appello al governo Meloni affinché assuma una posizione chiara e attivi tempestivamente la diplomazia.

Orlando ha ricordato che i 14 volontari si trovavano in Cisgiordania per sostenere i contadini palestinesi durante la raccolta delle olive, dopo le aggressioni denunciate nei loro confronti.

Il parlamentare ha sollecitato la presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri Antonio Tajani a intervenire per ottenere la liberazione dei cittadini italiani, sottolineando la gravità del fatto che, secondo le informazioni diffuse, ai volontari sarebbero stati ritirati i passaporti e sarebbe stata limitata la libertà personale.

Una richiesta accompagnata da critiche alla risposta finora espressa dal governo, che secondo Orlando non può limitarsi a un semplice auspicio di liberazione.

La solidarietà del Partito Democratico ligure

Parole di vicinanza sono arrivate anche dal Partito Democratico ligure e spezzino. Il segretario regionale Davide Natale e quello provinciale Marco Baruzzo hanno espresso solidarietà a Giorgia Lombardi e a tutti gli altri volontari trattenuti dalle autorità israeliane.

I due dirigenti hanno definito grave il fermo di cittadini internazionali impegnati in un’attività di sostegno alla popolazione locale, chiedendo un intervento rapido del governo italiano per garantire la sicurezza delle persone coinvolte e il rispetto dei loro diritti.

La vicenda, hanno sottolineato, si inserisce in un contesto particolarmente delicato, segnato da ripetute denunce di violenze e abusi nei territori della Cisgiordania.

Alla Spezia, intanto, cresce l’attesa per conoscere gli sviluppi della situazione. La priorità condivisa dalle istituzioni e dalle forze politiche è ottenere garanzie sulle condizioni di Giorgia Lombardi e degli altri volontari, chiarire le circostanze del fermo e favorire il loro ritorno in Italia. Una vicenda che, al di là delle appartenenze politiche, ha unito la comunità spezzina in un appello comune per la sicurezza della propria concittadina.

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Allarme bomba su un volo partito da Roma: scatta l’operazione di sicurezza
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Allarme bomba su un volo partito da Roma: scatta l’operazione di sicurezza

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Momenti di tensione all’aeroporto di Lisbona, in Portogallo, dove un aereo Ryanair proveniente da Roma è stato interessato da un allarme bomba. Il velivolo è atterrato nella capitale portoghese intorno alle 8 di venerdì 6 novembre, facendo scattare immediatamente le procedure di sicurezza e gli accertamenti delle autorità. Al centro delle verifiche una segnalazione relativa alla possibile presenza di un ordigno esplosivo a bordo.

La notizia, inizialmente diffusa da CNN Portugal, è stata ripresa anche da altri media locali. Al momento, tuttavia, non risultano conferme ufficiali sul ritrovamento di materiale esplosivo. Gli investigatori sono al lavoro per verificare l’attendibilità della minaccia e ricostruire le circostanze che hanno portato all’attivazione dell’allarme.

Allarme bomba sul volo Ryanair da Roma a Lisbona: cosa è successo

Secondo le prime ricostruzioni, l’aereo della compagnia irlandese era decollato da Roma ed è arrivato all’aeroporto Humberto Delgado di Lisbona intorno alle 8 del mattino. Proprio in relazione al volo sarebbe stata trasmessa una segnalazione sulla possibile presenza di un ordigno esplosivo.

La comunicazione ha fatto scattare l’intervento delle autorità portoghesi, con l’attivazione delle procedure previste in questi casi. La situazione è stata presa in carico dalle forze dell’ordine, impegnate nelle verifiche per escludere qualsiasi rischio per passeggeri, equipaggio e personale aeroportuale.

Non sono ancora stati resi noti il numero delle persone presenti a bordo né eventuali dettagli sulle modalità con cui sono state gestite le operazioni dopo l’atterraggio.

La telefonata alla polizia e il ruolo della Polizia Giudiziaria

Uno degli aspetti più particolari della vicenda riguarda l’origine della segnalazione. Secondo quanto riportato dai media portoghesi, la Polizia di Pubblica Sicurezza avrebbe ricevuto l’allerta attraverso una telefonata effettuata da una persona appartenente alle forze dell’ordine.

L’identità del soggetto che ha trasmesso la comunicazione sarebbe stata successivamente verificata dagli agenti della Polizia Giudiziaria, intervenuti per approfondire la vicenda.

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire il contenuto della segnalazione, le sue modalità di trasmissione e soprattutto la sua attendibilità. Resta da capire se dietro l’allarme ci siano elementi concreti oppure se si sia trattato di una falsa segnalazione.

Aeroporto di Lisbona, verifiche sulla possibile presenza di un ordigno

La priorità delle autorità portoghesi è accertare che non esista alcun pericolo per le persone coinvolte. L’allarme ha richiesto l’attivazione delle procedure di sicurezza aeroportuale, ma al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulle operazioni effettuate né sulle eventuali conseguenze per il traffico aereo.

È importante sottolineare che, allo stato attuale, non è stato confermato il ritrovamento di alcun ordigno a bordo del velivolo. Si tratta quindi di una minaccia ancora oggetto di accertamento e non di un’esplosione o di un dispositivo esplosivo effettivamente individuato

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A Bari la quinta edizione della conferenza italiana su Big Data e Data Science

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Dal 10 al 12 novembre presso il dipartimento di Informatica dell’Università Aldo Moro 

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