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Il blocco degli autotrasportatori si allarga e la situazione nel Mezzogiorno diventa sempre più difficile. La protesta contro il caro carburanti, nata per chiedere risposte concrete alle difficoltà del settore, sta avendo ripercussioni che vanno ben oltre il comparto dei trasporti. In Campania, Calabria e Puglia si moltiplicano le segnalazioni di carenze nei rifornimenti, scaffali dei supermercati sempre più vuoti, difficoltà negli approvvigionamenti delle imprese e possibili interruzioni dei servizi pubblici.
La giornata di mercoledì 21 ottobre è stata segnata da pesanti disagi sulle autostrade campane, con chiusure e lunghe code tra Caserta, Napoli e il collegamento con l’A30 Caserta-Salerno. Ma il problema non riguarda soltanto la viabilità. Il protrarsi della mobilitazione sta mettendo sotto pressione l’intera catena di distribuzione delle merci, con conseguenze particolarmente gravi per i prodotti alimentari deperibili e per le aziende che dipendono da rifornimenti quotidiani.
Mentre le associazioni degli autotrasportatori chiedono l’intervento del Governo per fermare i blocchi, gli industriali lanciano l’allarme sui rischi per la produzione e l’occupazione. Intanto, i sindaci di Napoli e Bari sollecitano un’accelerazione del confronto istituzionale, avvertendo che la crisi rischia di compromettere il funzionamento delle città.
Autostrade bloccate e code tra Caserta e Napoli
I disagi alla circolazione si concentrano soprattutto sull’autostrada A1 e sul collegamento con l’A30. Secondo gli aggiornamenti diffusi da Autostrade per l’Italia alle 10:30 circa, si registravano quattro chilometri di coda verso Napoli tra Caserta Nord e il bivio con l’A30, due chilometri verso Roma tra la barriera di Napoli Nord e Caserta Nord e altri due chilometri sull’A30, tra Maddaloni e il bivio con l’A1 in direzione Caserta.
La manifestazione ha comportato diverse chiusure: il nodo tra A1 e A30 per chi proviene da Roma ed è diretto verso Salerno, il collegamento tra A1 e SP1 Casoria per chi deve raggiungere la SS7 Appia, le stazioni di Santa Maria Capua Vetere e Caserta Nord in entrata verso Napoli, lo svincolo di Nocera Pagani in uscita da entrambe le provenienze e la stazione di Castel San Giorgio in entrata sull’A30.
Sul posto sono presenti le pattuglie della Polizia Stradale e il personale di Autostrade per l’Italia, impegnati a gestire la situazione e a fornire indicazioni agli automobilisti.
Per chi arriva da Roma ed è diretto a Napoli, viene consigliata l’uscita a Caserta Nord, con rientro a Caserta Sud dopo aver percorso la viabilità ordinaria. Per raggiungere Salerno e l’A30 Sud, invece, l’indicazione è di uscire a Santa Maria Capua Vetere, seguire le indicazioni per Maddaloni e rientrare in autostrada in quest’ultima località.
Per le lunghe percorrenze da Firenze e Roma verso Bari viene suggerito il percorso attraverso Caianello, la SS372 Telesina e Benevento, dove è possibile immettersi sull’A16 Napoli-Canosa. Per chi viaggia nella direzione opposta è previsto il percorso inverso.
La situazione resta delicata e i disagi potrebbero aumentare se i blocchi dovessero proseguire.
Salvini: «Altra cosa sono i blocchi illegali»
Sul fronte politico, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha commentato la situazione intervenendo a Radio Anch’io, distinguendo tra le ragioni economiche dei lavoratori e le modalità con cui viene portata avanti la protesta.
«Siamo vicini a tutti quelli che lavorano, capiamo la loro sofferenza, ma altra cosa sono i blocchi illegali, altra cosa è danneggiare milioni di altri lavoratori, produttori, agricoltori, pescatori, pendolari ecc», ha dichiarato il ministro.
Le associazioni di categoria dell’autotrasporto, dopo l’incontro con Salvini a Milano, chiedono ora un intervento deciso del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per rimuovere i presidi che stanno bloccando i collegamenti nel Sud.
Tra le organizzazioni che hanno sottoscritto l’appello figurano Anita, CNA-Fita, Confartigianato Trasporti, FAI, Fedit, FIAP e Unatras, insieme ad altre sigle del settore.
Le associazioni sottolineano che il Governo avrebbe assunto impegni per garantire liquidità immediata alle imprese di autotrasporto e individuare misure per affrontare l’emergenza legata ai costi. Per questo, sostengono, la prosecuzione dei blocchi rischia di danneggiare cittadini e imprese proprio mentre è stato riaperto il confronto istituzionale.
Napoli e Bari chiedono di anticipare l’incontro del 27 ottobre
A lanciare un nuovo appello sono anche i sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese. In una nota congiunta, i due primi cittadini hanno preso atto degli impegni annunciati dal Governo, chiedendo però di accelerare i tempi del confronto con le rappresentanze dell’autotrasporto.
«La situazione nelle città del Mezzogiorno resta estremamente critica e rischia di aggravarsi ulteriormente con il passare delle ore», scrivono.
Secondo i sindaci, il blocco della circolazione delle merci sta compromettendo gli approvvigionamenti alimentari, con prodotti che non raggiungono le piattaforme di distribuzione e scaffali dei supermercati sempre più vuoti. Le difficoltà cominciano inoltre a interessare servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti e il trasporto pubblico extraurbano.
«Non siamo più di fronte a una crisi circoscritta al settore dell’autotrasporto, ma a un’emergenza che rischia di paralizzare intere comunità, con conseguenze economiche e sociali sempre più pesanti», affermano.
Manfredi e Leccese chiedono quindi al Governo e al ministro Salvini di anticipare il confronto fissato per il 27 ottobre, sottolineando che il rischio è quello di ritrovarsi con città paralizzate e sommerse dai rifiuti.
I due sindaci riconoscono le difficoltà degli autotrasportatori, alle prese con costi diventati difficili da sostenere, ma avvertono che le conseguenze della protesta non possono ricadere su intere comunità. L’obiettivo, ribadiscono, è trovare rapidamente una soluzione che ripristini la regolare circolazione delle merci e garantisca la continuità dei servizi essenziali.
Imprese al collasso, l’allarme degli industriali del Mezzogiorno
La preoccupazione cresce anche nel mondo produttivo. Le Unioni industriali di Napoli e delle altre quattro province campane, insieme a Confindustria Bari e Barletta-Andria-Trani, descrivono una situazione ormai prossima alla paralisi.
«La vertenza degli autotrasportatori richiede risposte immediate. L’attività produttiva è alla paralisi, per mancanza di approvvigionamenti», si legge nella nota diffusa dalle organizzazioni.
Secondo gli industriali, la prosecuzione dei blocchi rischia di trasformare le difficoltà già registrate in danni economici sempre più pesanti, compromettendo la produzione, l’occupazione e l’erogazione dei servizi pubblici.
Le associazioni chiedono che il Governo favorisca una soluzione rapida e auspicano un’estensione della sospensione della protesta a tutto il territorio meridionale. Richiamano inoltre l’attenzione sul rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata, che, secondo la loro denuncia, potrebbe speculare sulla situazione aggravandone gli effetti.
La richiesta è che la vertenza venga risolta attraverso il confronto negoziale, evitando che il blocco provochi chiusure aziendali e perdite di posti di lavoro.
Calabria, aziende senza materie prime: produzione a rischio
La crisi sta colpendo duramente anche la Calabria, dove diverse imprese segnalano difficoltà sia nell’approvvigionamento delle materie prime sia nella consegna dei prodotti finiti.
Il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, ha espresso preoccupazione per la prosecuzione della protesta fino al 27 ottobre, evidenziando come alcune aziende non riescano più a garantire la regolarità delle attività produttive.
Le criticità riguardano anche le materie prime deperibili, mentre i ritardi nelle consegne impediscono alle imprese di acquisire nuovi ordini e incassare pagamenti, con possibili ripercussioni sull’intera catena finanziaria.
Particolarmente grave la situazione del settore edile. Ance Calabria segnala difficoltà nel reperimento di acciaio, bitume e altri materiali di origine petrolifera. Alcune aziende sarebbero costrette a cercare forniture all’estero, sostenendo ulteriori costi in una fase già caratterizzata da margini ridotti e forte incertezza.
Il presidente di Ance Calabria, Roberto Rugna, chiede di valutare misure straordinarie di sostegno, ristori per le difficoltà effettivamente sostenute e strumenti di tutela dell’occupazione, compreso il ricorso alla cassa integrazione nei casi in cui la mancanza di materiali renda inevitabile la sospensione dei cantieri.
L’allarme arriva anche da Confindustria Vibo Valentia. Il presidente Rocco Colacchio avverte che, se la situazione non dovesse sbloccarsi, diverse aziende potrebbero essere costrette a fermare la produzione nel giro di 24-48 ore.
Tra le realtà citate figurano marchi storici del territorio come Callipo, Caffo e Monardo, oltre ad aziende della filiera ortofrutticola. Il rischio, sottolinea Colacchio, riguarda non soltanto la continuità produttiva, ma anche la gestione dei dipendenti e dei turni di lavoro.
Aeroporti di Crotone e Reggio Calabria senza carburante
Le ripercussioni della protesta hanno raggiunto anche il trasporto aereo. In una comunicazione alle compagnie aeree, l’Enav ha segnalato l’indisponibilità del carburante per gli aeromobili in transito negli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria.
Secondo l’avviso, il carburante Jet A1 non sarebbe disponibile a Crotone dalle ore 22 del 20 ottobre alle ore 22 del 23 ottobre 2026. Una situazione analoga riguarda lo scalo reggino, mentre per l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme non vengono segnalate le stesse criticità.
La comunicazione impone alle compagnie di pianificare con attenzione i rifornimenti, facendo in modo che gli aeromobili partano con quantità di carburante sufficienti per raggiungere le destinazioni successive.
Si tratta di un’ulteriore conseguenza della crisi logistica che sta interessando il Mezzogiorno, con effetti che coinvolgono ormai diversi sistemi di trasporto.
Scaffali vuoti e caseifici chiusi: in difficoltà la mozzarella di bufala
Tra i settori maggiormente esposti c’è quello agroalimentare. Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop ha lanciato l’allarme per le difficoltà di trasporto del latte dagli allevamenti ai caseifici.
La mozzarella di bufala è un prodotto fresco, con tempi di lavorazione e conservazione particolarmente delicati. Il blocco dei trasporti sta impedendo ad alcuni allevatori di consegnare il latte e a diversi caseifici di proseguire regolarmente la produzione.
Il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani, ha spiegato che alcuni stabilimenti sono già rimasti chiusi perché privi della materia prima necessaria per trasformare il latte entro i tempi previsti dal disciplinare.
Le difficoltà riguardano anche gli allevamenti, che continuano a produrre latte senza avere sempre a disposizione le strutture necessarie per conservarlo e senza riuscire a ricevere regolarmente gli approvvigionamenti per gli animali.
Il Consorzio chiede un intervento urgente del Governo e lancia un appello ai manifestanti affinché venga garantito il passaggio dei prodotti deperibili, evitando che la crisi si trasformi in uno scontro tra lavoratori e produttori.
Intanto, a Battipaglia, nel Salernitano, alcuni titolari e dipendenti di un’azienda agricola hanno distribuito gratuitamente buste di insalata agli automobilisti. Una scelta dettata dalle difficoltà di commercializzazione dei prodotti, che rischiano di andare perduti se non raggiungono in tempo i mercati.
Carburante, scuole e trasporti pubblici: servizi essenziali sotto pressione
L’emergenza riguarda anche la mobilità quotidiana dei cittadini. Eav, la holding regionale dei trasporti campani, ha annunciato possibili riduzioni o sospensioni dei servizi automobilistici e, in assenza del ripristino delle forniture, possibili ripercussioni su alcuni servizi ferroviari dal 24 ottobre.
A Napoli, invece, Anm ha comunicato che per questa settimana non sono previste riduzioni del servizio di superficie, anche grazie alla presenza nella flotta di autobus elettrici e a metano, che consente una gestione più flessibile delle scorte di gasolio.
Restano tuttavia le preoccupazioni per il trasporto marittimo verso Ischia e Procida, con Caremar che ha segnalato possibili cancellazioni di corse.
Anche il mondo della scuola teme conseguenze. Il segretario generale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile, ha avvertito che la carenza di carburante potrebbe compromettere il regolare svolgimento delle attività scolastiche, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove molti studenti e lavoratori dipendono dai trasporti.
Il sindacato chiede che venga data priorità ai servizi essenziali nell’approvvigionamento di carburante, per evitare che un’emergenza logistica si trasformi in un ostacolo al diritto allo studio.
Le organizzazioni sindacali del trasporto pubblico campano segnalano inoltre che alcuni lavoratori stanno incontrando difficoltà a raggiungere depositi, stazioni e luoghi di servizio a causa della carenza di carburante per i veicoli privati.
Raccolta dei rifiuti a rischio e prefetture mobilitate
Le difficoltà di approvvigionamento stanno producendo conseguenze anche sulla gestione dei rifiuti. Nel Tirreno cosentino, alcuni Comuni hanno ricevuto comunicazioni di sospensione della raccolta porta a porta per mancanza di carburante e problemi nel conferimento dei rifiuti.
A Praia a Mare e Tortora, per esempio, i cittadini sono stati invitati a non esporre i rifiuti in strada in attesa del ripristino del servizio. Situazioni analoghe potrebbero interessare altri centri, mentre alcuni Comuni hanno già ridotto il numero di mezzi utilizzati per i servizi pubblici.
Le prefetture di Napoli e Salerno hanno attivato iniziative di monitoraggio per raccogliere le segnalazioni e seguire l’evoluzione delle criticità, con particolare attenzione alla distribuzione di carburanti, farmaci e altri beni essenziali.
La preoccupazione riguarda anche i piccoli centri, dove l’esaurimento delle scorte può avere effetti immediati sulla vita quotidiana. A Verbicaro, in Calabria, il sindaco ha segnalato che l’unico distributore del paese è rimasto senza carburante e che un nuovo rifornimento potrebbe richiedere diversi giorni.
La protesta prosegue, il Governo chiamato a una soluzione urgente
Mentre in Campania i blocchi continuano a condizionare la circolazione e gli approvvigionamenti, il quadro nazionale resta articolato. In Sicilia il Comitato trasportatori siciliani ha revocato il fermo dei servizi, pur mantenendo lo stato di agitazione in attesa degli sviluppi del confronto con il Governo.
In altre aree, invece, la mobilitazione prosegue, con presidi e cortei che coinvolgono anche agricoltori e lavoratori di altri settori. Manifestazioni sono state segnalate nel Lazio e in Molise, oltre che in altre città italiane.
Le associazioni dell’autotrasporto chiedono interventi concreti sui costi e sulle difficoltà finanziarie delle imprese. Gli industriali e i sindacati, invece, insistono sulla necessità di ripristinare rapidamente la circolazione delle merci per evitare ulteriori danni alla produzione, all’occupazione e ai servizi pubblici.
Il prossimo appuntamento istituzionale è previsto per il 27 ottobre, ma la richiesta dei sindaci di Napoli e Bari è di anticipare il confronto, considerata la rapidità con cui la situazione sta peggiorando.
La crisi ha ormai superato i confini del settore che l’ha originata. Tra autostrade bloccate, carburante insufficiente, aziende vicine alla fermata, prodotti alimentari a rischio e trasporti pubblici sotto pressione, il Mezzogiorno si trova davanti a un’emergenza che richiede risposte rapide.
Il nodo resta trovare un equilibrio tra le richieste degli autotrasportatori e la necessità di tutelare cittadini, lavoratori e imprese che stanno subendo le conseguenze della mobilitazione. Senza una soluzione in tempi brevi, il rischio è che i disagi già registrati si trasformino in una crisi economica e sociale ancora più profonda.
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