Israele torna alle urne, il voto che può cambiare il mondo. Record di affluenza: la diretta

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Israele torna alle urne, il voto che può cambiare il mondo. Record di affluenza: la diretta

Israele torna alle urne in una delle giornate elettorali più delicate della sua storia recente. Le elezioni legislative arrivano dopo il massacro del 7 ottobre 2023 e tre anni di conflitti su più fronti, con una società profondamente divisa e un futuro politico ancora incerto. In gioco ci sono i 120 seggi della Knesset, il Parlamento israeliano, in una sfida che vede contrapposti il premier uscente Benjamin Netanyahu e il suo principale sfidante, l’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot.

I primi dati sull’affluenza indicano una partecipazione particolarmente elevata. Secondo la Commissione elettorale centrale, alle 18 ora locale aveva votato il 66,7% degli aventi diritto, circa nove punti percentuali in più rispetto alle elezioni del 2022 alla stessa ora. Un risultato che, secondo il direttore generale della Commissione, Din Livne, supera i livelli registrati dal 1973.

I seggi sono rimasti aperti dalle 7 alle 22 ora locale, con i primi exit poll attesi in serata. L’esito del voto sarà determinante per comprendere se Netanyahu riuscirà a mantenere il potere oppure se le forze di opposizione avranno la possibilità di costruire una maggioranza alternativa.

Affluenza record: alle 14 aveva votato il 44,9%

La partecipazione è cresciuta in modo significativo nel corso della giornata. Alle 10 l’affluenza si attestava al 16,68%, già superiore al 15,9% registrato alla stessa ora nelle elezioni del 2022.

Alle 14 la percentuale era salita al 44,9%. Il direttore generale ad interim della Commissione elettorale centrale, Din Livne, ha sottolineato l’eccezionalità del dato, evidenziando che non si registravano livelli simili dal 1973.

Il trend è proseguito fino alle 18, quando l’affluenza ha raggiunto il 66,7%. Anche tra i detenuti si era registrata una partecipazione elevata: alle 14 aveva votato il 68,1% degli aventi diritto appartenenti a questa categoria.

Sono complessivamente 7.331.981 gli elettori chiamati a esprimersi, tra cui circa 810mila residenti all’estero. Per consentire le operazioni di voto sono stati predisposti 12.018 seggi in tutto il Paese.

L’elevata partecipazione potrebbe avere un peso importante nell’equilibrio tra i partiti, ma per comprendere quale schieramento ne trarrà vantaggio sarà necessario attendere i risultati e la distribuzione dei seggi.

Netanyahu contro Eisenkot: una sfida decisiva per il futuro del Paese

Il confronto politico ruota soprattutto intorno alla figura di Benjamin Netanyahu, premier uscente, e a quella di Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar ed ex capo di Stato maggiore.

La campagna elettorale è stata dominata dalla sicurezza nazionale, dalle responsabilità politiche per gli eventi del 7 ottobre e dalle prospettive future di Israele dopo anni di conflitti.

Le rilevazioni preelettorali hanno delineato una competizione molto combattuta, senza una maggioranza parlamentare chiaramente garantita. Anche in caso di successo elettorale, infatti, la possibilità di governare dipenderà dalla capacità dei diversi partiti di costruire alleanze sufficienti a raggiungere i numeri necessari nella Knesset.

Prima di votare, Eisenkot ha visitato il kibbutz Nir Oz insieme all’ex ostaggio Gadi Mozes. La comunità è stata tra quelle maggiormente colpite dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

«Sono orgoglioso e commosso di iniziare questa giornata con Gadi Mozes, simbolo dello spirito e della forza israeliana», ha dichiarato il leader di Yashar, assicurando il proprio impegno per la ricostruzione e per affrontare le ferite lasciate dalla guerra.

Eisenkot ha inoltre promesso di fare tutto il possibile per essere all’altezza del prezzo pagato dalle comunità colpite e dall’intero Paese.

L’allarme per Yair Golan: fermato un uomo con un coltello

La giornata elettorale è stata segnata anche da un episodio di tensione a Tel Aviv. Un uomo è stato fermato dopo essersi avvicinato con un coltello a Yair Golan, leader del partito di sinistra Democratici, durante un’iniziativa politica.

Secondo quanto riferito dal partito, gli addetti alla sicurezza hanno bloccato l’uomo mentre si avvicinava con fare minaccioso. Un grosso coltello sarebbe caduto dai suoi indumenti e gli agenti sono intervenuti prima che potesse compiere altri gesti. La polizia ha successivamente preso in custodia il sospettato.

L’episodio arriva in un momento di particolare attenzione per la sicurezza di Golan. Nei giorni precedenti, le forze dell’ordine avevano innalzato il livello di minaccia nei suoi confronti a quattro su una scala di sei. Il giorno prima del voto, inoltre, lo Shin Bet aveva assunto la responsabilità della sua protezione al termine di una lunga battaglia legale.

«L’istigazione e la violenza non ci scoraggeranno», ha commentato Golan, puntando il dito contro quella che ha definito la «macchina dell’odio» legata al premier Netanyahu.

L’episodio non ha impedito lo svolgimento delle operazioni elettorali, ma ha riportato l’attenzione sul clima di tensione che accompagna la competizione politica israeliana.

I familiari degli ostaggi chiedono un cambiamento

Nel giorno delle elezioni, anche i familiari degli ostaggi si sono riuniti a Tel Aviv per invitare i cittadini a partecipare al voto e a scegliere una svolta politica.

Il loro appello è stato rivolto a chi auspica «il cambiamento, la giustizia e un futuro migliore», in un Paese nel quale la questione degli ostaggi e la gestione delle conseguenze dell’attacco del 7 ottobre continuano a pesare sul dibattito pubblico.

Tra i primi a votare è stato il presidente israeliano Isaac Herzog, che si è recato alle urne a Gerusalemme insieme alla moglie Michal.

«Spero che questa sia una vera festa della democrazia», ha dichiarato, invitando i cittadini a esprimere la propria preferenza e a partecipare numerosi.

Alle urne sono andati anche diversi esponenti del governo e dell’opposizione, tra cui il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, entrambi esponenti della destra israeliana.

Incendi e restrizioni in Cisgiordania

La giornata è stata accompagnata da nuove tensioni anche in Cisgiordania. Nel villaggio palestinese di Umm Safa, a nord-ovest di Ramallah, tre veicoli sono stati incendiati durante la notte. Secondo quanto riferito dall’agenzia palestinese Wafa, sui muri di alcune abitazioni sarebbero inoltre comparsi slogan razzisti.

Il capo del consiglio locale, Marwan al-Sabah, ha riferito che gli aggressori sarebbero entrati nel villaggio dopo la mezzanotte.

Nel frattempo, le forze israeliane hanno rafforzato le restrizioni agli spostamenti, con posti di blocco e chiusure degli accessi a Ramallah, oltre a operazioni e arresti in diverse località.

Secondo i dati dell’amministrazione palestinese citati da Wafa, 4.969 persone appartenenti a 780 famiglie sarebbero state costrette a lasciare le proprie abitazioni a causa delle operazioni militari israeliane.

Si tratta di un quadro che evidenzia come il voto si svolga in un contesto di forte instabilità, nel quale le questioni della sicurezza e del rapporto con i palestinesi restano centrali.

David Grossman: «Israele deve scegliere la speranza»

Nel giorno delle elezioni è intervenuto anche lo scrittore israeliano David Grossman, che ha lanciato un appello per un cambiamento politico e culturale.

In un’intervista a Repubblica, Grossman ha denunciato la profonda divisione della società israeliana e il peso crescente delle componenti più radicali. A suo giudizio, il Paese dovrebbe tornare a essere una democrazia guidata da persone interessate al benessere collettivo e non alla conservazione del potere personale.

Lo scrittore ha criticato l’idea che il futuro di Israele debba essere dominato permanentemente dalla logica militare, evocando il rischio di una «sorta di Sparta».

Il giudizio su Netanyahu è particolarmente severo: secondo Grossman, il premier uscente avrebbe contribuito a creare una realtà pericolosa. L’autore ha tuttavia invitato i cittadini a non abbandonare la speranza di un cambiamento, nonostante la disperazione che attraversa una parte della popolazione.

Exit poll e maggioranza parlamentare: le prossime ore decisive

Con l’affluenza al 66,7% alle 18, l’attenzione si concentra ora sulla chiusura dei seggi e sulle prime proiezioni. Le principali emittenti televisive israeliane dovrebbero diffondere gli exit poll dopo le 22 ora locale, quando termineranno le operazioni di voto.

I primi dati potranno offrire un’indicazione sugli equilibri tra i partiti, ma non saranno sufficienti, da soli, a stabilire quale schieramento riuscirà a governare. In un Parlamento composto da 120 membri, la formazione di una maggioranza dipende infatti anche dagli accordi tra le diverse forze politiche.

Il risultato delle elezioni avrà conseguenze importanti sulla direzione che Israele intende prendere dopo il 7 ottobre, sulle politiche di sicurezza e sulle prospettive di ricostruzione e stabilizzazione.

L’affluenza record testimonia l’importanza attribuita da una parte significativa dell’elettorato a questo appuntamento. Resta da capire se la partecipazione si tradurrà in una maggioranza chiara oppure se il Paese dovrà affrontare nuove trattative per formare il governo.

La sfida tra Netanyahu ed Eisenkot entra così nella sua fase decisiva, mentre Israele attende i primi risultati di un voto che potrebbe ridefinire gli equilibri politici e il futuro dell’intero Paese.

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