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È scontro politico alla Camera dei deputati dopo la decisione della giudice per le indagini preliminari di Milano di rimettere in libertà Youssef Siher, il ricercatore italiano di origini marocchine coinvolto nell’inchiesta sul canale social Movimento 17 ottobre. A intervenire duramente contro Giorgia Meloni è stato Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha contestato le parole pronunciate dalla presidente del Consiglio sulla decisione giudiziaria.
«Lei governa, lei è il tribunale, lei è Dio, lei è patria, lei è famiglia, lei è tutto». È questo il passaggio più duro dell’intervento di Bonelli, che ha accusato la premier di non rispettare il ruolo della magistratura e di alimentare uno scontro istituzionale. Il parlamentare ha poi chiesto a Meloni di presentarsi in Parlamento per confrontarsi sulle questioni economiche e sociali che interessano il Paese.
Al centro della polemica c’è il video pubblicato dalla presidente del Consiglio, nel quale Meloni ha definito «vergognosa» la decisione della gip di Milano, Tiziana Landoni, che ha respinto la richiesta della Procura di convalidare il fermo di Siher e di disporre nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.
L’attacco di Bonelli: «Inaccettabile in uno Stato di diritto»
Nel suo intervento alla Camera, Bonelli ha concentrato le critiche sul modo in cui la presidente del Consiglio ha commentato il provvedimento giudiziario. Secondo il deputato di Avs, le parole della premier solleverebbero una questione più ampia, relativa al rispetto dell’autonomia della magistratura e alla separazione dei poteri.
«O la magistratura la si rispetta o l’idea dello Stato che dà Giorgia Meloni è che lei governa, lei è il tribunale, lei è Dio, lei è patria, lei è famiglia, lei è tutto e questo francamente è inaccettabile in uno Stato di diritto», ha dichiarato il parlamentare.
Bonelli ha quindi rincarato la dose, sostenendo che un simile atteggiamento rischierebbe di mettere in discussione il rispetto delle istituzioni e delle leggi della Repubblica.
«Fare un’affermazione di questo genere significa che non ha più rispetto delle leggi della Repubblica italiana e pensa di rappresentare lei tutto quanto. E noi siamo profondamente preoccupati», ha aggiunto.
Parole che trasformano la vicenda giudiziaria di Siher in un nuovo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Da una parte, la premier ha manifestato apertamente il proprio dissenso rispetto alla decisione della gip; dall’altra, Bonelli ha contestato la legittimità politica di un attacco pubblico così netto a un provvedimento della magistratura.
Il caso Siher: perché la gip ha respinto la richiesta della Procura
Youssef Siher era stato fermato nell’ambito dell’inchiesta sulle attività del Movimento 17 ottobre, un canale comparso sui social dopo i disordini verificatisi a Milano durante le manifestazioni del 17 e 18 ottobre.
La Procura aveva chiesto la convalida del fermo e l’applicazione della custodia cautelare in carcere, contestando al ricercatore ipotesi di reato legate alla diffusione di messaggi e all’organizzazione delle mobilitazioni.
La gip Tiziana Landoni ha respinto le richieste, ritenendo, secondo quanto riportato nella motivazione, che non fossero ravvisabili gravi indizi di colpevolezza sufficienti a giustificare il provvedimento restrittivo nella fase cautelare.
Tra gli elementi valutati dalla giudice ci sarebbe anche il contenuto dei messaggi pubblicati online, nei quali non sarebbe emerso un richiamo esplicito alla violenza. Le iniziative promosse sarebbero state ricondotte, nella ricostruzione riportata, a forme di protesta e disobbedienza civile.
La decisione ha determinato la liberazione di Siher, ma non equivale a una sentenza definitiva sul merito dell’intera vicenda. L’inchiesta prosegue e le eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
La posizione di Meloni: solidarietà alle forze dell’ordine
La presidente del Consiglio ha reagito alla liberazione esprimendo il proprio dissenso rispetto alla decisione giudiziaria e manifestando solidarietà alle forze dell’ordine e agli investigatori impegnati nell’attività di prevenzione e contrasto delle violenze.
Nel video contestato da Bonelli, Meloni ha sostenuto che il provvedimento rappresenti un segnale negativo per chi lavora per garantire la sicurezza dei cittadini e tutelare le attività commerciali danneggiate durante le manifestazioni.
È proprio questa presa di posizione ad aver alimentato la polemica politica. Per l’opposizione, il dissenso rispetto a una decisione giudiziaria non dovrebbe tradursi in una delegittimazione della magistratura; per la premier, invece, la critica al provvedimento si inserisce nel dibattito sulla sicurezza e sulla risposta dello Stato agli episodi di violenza.
Il confronto resta quindi aperto, con due letture contrapposte della vicenda: quella di chi considera prioritaria la tutela dell’ordine pubblico e quella di chi richiama il rispetto dell’autonomia giudiziaria e delle garanzie previste dalla legge.
«Venga in aula invece di fare video patinati»
Nel corso del suo intervento, Bonelli ha allargato il campo delle critiche, invitando la presidente del Consiglio a riferire in Parlamento anziché affidare le proprie posizioni a comunicazioni video diffuse da Palazzo Chigi.
«Venga quindi qui la presidente del Consiglio invece di fare i video patinati da Palazzo Chigi», ha dichiarato il deputato di Avs.
L’esponente dell’opposizione ha chiesto un confronto diretto sulle difficoltà economiche e sociali che interessano il Paese, soffermandosi in particolare sugli stipendi bassi e sulle prospettive delle giovani generazioni.
Secondo Bonelli, il governo dovrebbe dedicare maggiore attenzione alle condizioni materiali di studenti e lavoratori, evitando di rappresentare le manifestazioni pubbliche esclusivamente attraverso gli episodi di violenza che possono verificarsi durante alcune proteste.
Bonelli: «Il 99% degli studenti manifesta pacificamente»
Un altro passaggio dell’intervento ha riguardato le manifestazioni studentesche. Bonelli ha sostenuto che la grande maggioranza dei giovani scenda in piazza pacificamente per chiedere opportunità e prospettive per il proprio futuro.
«Il 99% degli studenti manifesta pacificamente perché chiede una prospettiva per la propria vita», ha affermato il parlamentare, citando una percentuale nel suo intervento per sottolineare la distinzione tra chi esercita il diritto di manifestare e chi commette eventuali reati.
Il deputato ha quindi accusato la maggioranza di essersi schierata «dalla parte dei poteri forti», sostenendo che le richieste dei giovani non riceverebbero risposte adeguate da parte dell’esecutivo.
Anche su questo fronte, il confronto si inserisce in una contrapposizione più ampia tra governo e opposizioni, che coinvolge il diritto di manifestare, la sicurezza pubblica e le politiche economiche e sociali.
Uno scontro che va oltre il caso giudiziario
La vicenda di Youssef Siher si è così trasformata in un nuovo terreno di confronto tra Giorgia Meloni e le forze di opposizione. La decisione della gip di Milano ha innescato una polemica che non riguarda soltanto il provvedimento cautelare, ma anche il rapporto tra politica e magistratura.
Da una parte, la presidente del Consiglio rivendica il diritto di criticare una decisione che considera sbagliata sul piano della sicurezza; dall’altra, Bonelli denuncia il rischio che le dichiarazioni della premier possano alimentare una contrapposizione con l’autorità giudiziaria.
Nel frattempo, il procedimento giudiziario resta distinto dal confronto politico: la liberazione di Siher non rappresenta una condanna né un’assoluzione definitiva, mentre le accuse formulate dagli inquirenti dovranno essere valutate secondo le regole del processo.
La polemica, intanto, è destinata a proseguire. Il caso riporta al centro questioni delicate per la democrazia italiana: il rispetto della separazione dei poteri, la tutela della sicurezza pubblica e il diritto dei cittadini a manifestare pacificamente il proprio dissenso.
L’articolo «Lei è il tribunale, lei è Dio»: Bonelli attacca Meloni sul caso Siher proviene da Notizie 24 ore.
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