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Due settimane di apparente silenzio, poi un nuovo incendio che rischia di riaccendere le tensioni tra Washington e Kiev. La guerra in Ucraina si arricchisce di un nuovo capitolo diplomatico e militare, con Donald Trump che avrebbe esercitato forti pressioni sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky per ottenere la sospensione degli attacchi contro le raffinerie russe.
Una richiesta che, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, sarebbe stata accolta da Kiev a metà ottobre, con l’obiettivo di congelare temporaneamente le operazioni contro le infrastrutture petrolifere di Mosca. Una pausa che avrebbe dovuto durare almeno fino alle elezioni di midterm statunitensi del 3 novembre.
Ma nelle prime ore di venerdì 30 ottobre sarebbe arrivato un nuovo attacco contro la raffineria di Novokuibyshevsk, nella regione russa di Samara, provocando un incendio. Un episodio che potrebbe mettere nuovamente in discussione gli equilibri diplomatici costruiti nelle ultime settimane.
Le pressioni di Trump su Zelensky: stop di 30 giorni ai raid
Dietro la sospensione degli attacchi ucraini ci sarebbe una precisa iniziativa della Casa Bianca. Secondo le ricostruzioni del quotidiano americano, l’amministrazione Trump avrebbe chiesto a Kiev di interrompere per almeno 30 giorni le operazioni contro le raffinerie e le infrastrutture petrolifere russe.
La richiesta sarebbe stata motivata anche da ragioni economiche e politiche interne agli Stati Uniti. Il presidente americano ritiene infatti che gli attacchi ucraini agli impianti energetici russi possano contribuire all’aumento dei prezzi dei carburanti, con conseguenze potenzialmente negative per gli elettori americani in vista delle elezioni di metà mandato.
Washington avrebbe quindi chiesto a Zelensky un gesto di disponibilità nei confronti degli sforzi diplomatici americani, legando la questione anche alle trattative energetiche con Mosca.
La sospensione non sarebbe stata annunciata ufficialmente dal presidente ucraino. Zelensky si sarebbe limitato a parlare di un atteggiamento più prudente da parte delle forze armate, senza confermare pubblicamente l’esistenza di un accordo con gli Stati Uniti.
Il colloquio di Oslo con Jared Kushner
Uno dei passaggi più delicati della vicenda sarebbe avvenuto il 20 ottobre a Oslo, durante un incontro tra Zelensky e Jared Kushner, genero di Donald Trump e figura coinvolta nelle iniziative diplomatiche della Casa Bianca.
Secondo le fonti citate dal Wall Street Journal, il colloquio sarebbe stato particolarmente teso. Kushner avrebbe chiesto al presidente ucraino di sospendere gli attacchi per 30 giorni, invitandolo a dimostrare riconoscenza per gli sforzi diplomatici messi in campo dall’amministrazione americana.
Una richiesta politicamente significativa, soprattutto considerando il ruolo degli Stati Uniti nel sostegno militare ed economico all’Ucraina.
Anche alcuni partner europei avrebbero invitato Kiev a valutare con attenzione le possibili ripercussioni delle operazioni contro il settore energetico russo, soprattutto in un momento particolarmente delicato per il mercato internazionale dei carburanti.
La priorità di Trump sarebbe quella di evitare nuove tensioni sui prezzi dell’energia proprio alla vigilia di un appuntamento elettorale decisivo per il futuro politico della sua amministrazione.
Nuovo incendio alla raffineria di Novokuibyshevsk: la tregua è già finita?
Dopo oltre due settimane senza attacchi rivendicati contro le principali infrastrutture petrolifere russe, la situazione potrebbe essere cambiata nuovamente all’alba del 30 ottobre.
Un raid ucraino avrebbe colpito la raffineria di Novokuibyshevsk, nella regione di Samara, provocando un incendio nell’impianto.
Se confermato, si tratterebbe di un nuovo attacco significativo dopo la pausa delle operazioni che, secondo le ricostruzioni, sarebbe stata concordata sotto la pressione americana.
L’ultima operazione precedente allo stop risalirebbe al 20 ottobre, quando sarebbe stata colpita una stazione di pompaggio dell’oleodotto Druzhba nella regione di Tambov.
Il nuovo episodio apre interrogativi sulla tenuta dell’intesa informale tra Washington e Kiev. Non è ancora chiaro se si sia trattato di una decisione autonoma delle forze ucraine, di un’operazione pianificata in precedenza oppure di un segnale della volontà di riprendere la pressione sulle infrastrutture energetiche russe.
Mosca continua a colpire: missili su Kiev e nuove vittime
Mentre si discute della possibile sospensione degli attacchi ucraini contro il settore petrolifero russo, i bombardamenti di Mosca sul territorio ucraino non si sarebbero fermati.
Nella serata di giovedì, un attacco missilistico contro Kiev avrebbe provocato almeno una vittima, oltre a incendi nei magazzini e danni a un complesso residenziale.
Un elemento che evidenzia la fragilità di qualsiasi tentativo di de-escalation: anche durante le interlocuzioni diplomatiche, la guerra continua a colpire città, infrastrutture e popolazione civile.
La possibile pausa nei raid ucraini sulle raffinerie russe, dunque, non corrisponderebbe a un cessate il fuoco generale né a una sospensione delle operazioni militari.
Trump, il petrolio e le elezioni del 3 novembre: il nodo politico
La vicenda mostra quanto la questione energetica sia diventata centrale nella strategia diplomatica americana.
Per Trump, il prezzo della benzina rappresenta un tema particolarmente sensibile sul piano interno. Gli attacchi alle raffinerie russe rischiano di alimentare ulteriori tensioni sui mercati energetici, proprio mentre la Casa Bianca cerca di contenere i costi per i consumatori americani.
La richiesta di una sospensione temporanea fino al 3 novembre avrebbe quindi anche una precisa valenza politica, legata alla campagna elettorale e agli equilibri del Congresso.
Per Zelensky, invece, accettare una pausa significa confrontarsi con una difficile scelta strategica: mantenere il sostegno americano e non compromettere i canali diplomatici con Washington, senza rinunciare completamente alla pressione militare sulle infrastrutture che alimentano l’economia di guerra russa.
Il nuovo incendio a Novokuibyshevsk potrebbe ora complicare ulteriormente questo equilibrio.
La domanda è se si sia trattato di un episodio isolato oppure dell’inizio di una nuova fase degli attacchi ucraini. Di certo, mentre Washington guarda alle elezioni e cerca di contenere le tensioni energetiche, sul terreno la guerra continua. E la fragile intesa tra Trump e Zelensky rischia di trasformarsi in un nuovo fronte di scontro diplomatico.
L’articolo “Fatelo subito”. Guerra, è arrivato l’ordine di Zelensky: tutti col fiato sospeso proviene da Notizie 24 ore.
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