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Uno scudo invisibile sopra Kiev per fermare i droni russi prima che raggiungano i loro obiettivi. Non lancia missili, non utilizza cannoni e non crea alcuna barriera fisica, ma agisce direttamente sulle comunicazioni elettroniche dei velivoli nemici. È la nuova tecnologia sviluppata dall’Ucraina per contrastare gli attacchi sempre più sofisticati di Mosca, in particolare quelli condotti con i droni Shahed a reazione, più veloci e difficili da intercettare rispetto ai modelli tradizionali.
Una tecnologia che sembra uscita da un film di fantascienza, tanto da ricordare gli scudi protettivi delle astronavi di Star Wars, ma che rappresenta una concreta evoluzione della guerra elettronica. Il progetto è stato annunciato il 2 novembre da Serhii Beskrestnov, conosciuto come Flash, esperto di radiotecnologie e consigliere del presidente Volodymyr Zelensky per le tecnologie della difesa.
Secondo quanto riferito dall’esperto e riportato da diversi media ucraini, tra cui Ukrainska Pravda, Ukrinform, Suspilne e Militarnyi, la nuova rete sarebbe stata realizzata in poche settimane grazie alla collaborazione tra istituzioni militari, autorità governative e principali produttori nazionali di apparecchiature elettroniche.
L’obiettivo è proteggere la capitale interrompendo i collegamenti che consentono agli operatori russi di controllare i droni durante il volo.
Kiev, come funziona lo scudo invisibile contro i droni Shahed
La particolarità della nuova tecnologia ucraina è che non cerca necessariamente di distruggere fisicamente i velivoli nemici. Il sistema interviene invece sulle comunicazioni radio, ostacolando la trasmissione dei dati tra i droni e chi li controlla a distanza.
Il problema principale riguarda i nuovi sistemi di comunicazione utilizzati da alcuni droni russi, tra cui le reti Mesh. Si tratta di architetture che permettono a diversi dispositivi di comunicare tra loro e ritrasmettere informazioni, creando una rete nella quale i segnali possono raggiungere la destinazione attraverso percorsi alternativi.
Questa caratteristica rende più difficile interrompere il collegamento tra un drone e il suo operatore. Se una connessione viene disturbata, infatti, le informazioni possono essere trasmesse attraverso altri dispositivi della rete.
La tecnologia consente inoltre agli operatori di ricevere informazioni dai velivoli e, in determinate condizioni, modificarne la traiettoria durante la missione. Una capacità particolarmente pericolosa quando i droni vengono utilizzati per colpire obiettivi mobili o infrastrutture strategiche.
La risposta di Kiev è stata la realizzazione di una rete distribuita di apparecchiature per la guerra elettronica, installate in numerosi punti della capitale. Secondo le informazioni diffuse da Beskrestnov, il progetto ha richiesto il coinvolgimento di centinaia di installazioni e il lavoro coordinato di diversi produttori ucraini.
I nuovi Shahed a reazione mettono in difficoltà le difese ucraine
La nuova cupola elettronica nasce soprattutto dalla necessità di contrastare una generazione di droni particolarmente insidiosa: gli Shahed dotati di motore a reazione.
Questi velivoli rappresentano un’evoluzione rispetto ai modelli tradizionali e possono raggiungere velocità superiori, riducendo il tempo a disposizione delle difese per individuarli e intercettarli.
I numeri diffusi dallo Stato maggiore ucraino il 2 novembre mostrano la portata della minaccia. Nel corso del mese di ottobre, secondo i dati militari di Kiev, la Russia avrebbe lanciato contro l’Ucraina 6.473 droni della famiglia Shahed, considerando sia le versioni con motore tradizionale sia quelle a reazione.
Le difese ucraine ne avrebbero abbattuti 4.859.
Particolarmente significativo è il divario tra le percentuali di intercettazione dichiarate per le due categorie di velivoli: l’89% per i modelli convenzionali e il 66% per quelli a reazione.
Dati che evidenziano quanto sia diventato complicato contrastare i nuovi sistemi offensivi russi e spiegano perché l’Ucraina stia investendo sempre più nella guerra elettronica.
Il progetto coinvolge esercito, governo e industria tecnologica
La realizzazione dello scudo invisibile non sarebbe stata possibile senza una collaborazione estesa tra diverse strutture dello Stato ucraino.
Secondo le ricostruzioni della stampa locale, al progetto hanno partecipato lo Stato maggiore delle Forze armate, i ministeri della Difesa e dell’Interno, il Consiglio nazionale di sicurezza e difesa e l’ufficio del presidente Zelensky.
Un ruolo importante è stato affidato anche alle aziende nazionali specializzate nella produzione di dispositivi elettronici e sistemi di comunicazione.
Il lavoro sarebbe stato portato avanti in tempi particolarmente rapidi, con l’obiettivo di predisporre una protezione aggiuntiva per Kiev contro gli attacchi aerei.
Beskrestnov ha sostenuto che il nuovo sistema avrebbe già costretto i russi a modificare alcune modalità operative e a cercare soluzioni alternative per continuare a utilizzare i propri droni.
Si tratta, tuttavia, di valutazioni diffuse da un rappresentante ucraino e non ancora accompagnate da verifiche indipendenti pubbliche.
Lo scudo non rende Kiev invulnerabile: i limiti della guerra elettronica
Nonostante le potenzialità della nuova tecnologia, è importante chiarire che lo scudo elettronico non rappresenta una protezione assoluta.
Interrompere o disturbare le comunicazioni radio non significa necessariamente impedire a un drone di raggiungere il proprio obiettivo. Alcuni velivoli, infatti, possono continuare a seguire una rotta precedentemente programmata, utilizzando sistemi di navigazione autonomi.
La nuova rete punta soprattutto a ostacolare il controllo a distanza e la possibilità di modificare il percorso dei droni durante il volo.
È quindi uno strumento aggiuntivo che può rafforzare la difesa della capitale, ma non sostituisce i sistemi antiaerei tradizionali né elimina completamente il rischio di attacchi.
Anche la diffusione pubblica dell’esistenza del progetto ha provocato alcune polemiche in Ucraina. Come riferito dal quotidiano Glavcom, alcuni utenti hanno criticato la decisione di rendere nota l’operazione, temendo che informazioni di questo tipo possano aiutare Mosca a sviluppare nuove contromisure.
Beskrestnov ha difeso la scelta di comunicare i risultati raggiunti, senza però rendere pubblici i dettagli tecnici degli apparati e la loro distribuzione sul territorio.
La nuova guerra si combatte anche con le onde radio
La cupola invisibile sopra Kiev racconta una trasformazione profonda del conflitto ucraino. La guerra non si combatte più soltanto con carri armati, missili e artiglieria, ma anche attraverso sistemi elettronici capaci di interferire con le comunicazioni e condizionare il funzionamento delle armi a distanza.
Ogni nuova tecnologia offensiva spinge il Paese che la subisce a sviluppare contromisure sempre più sofisticate. E quando queste vengono introdotte, l’avversario è costretto a modificare nuovamente i propri sistemi.
È una competizione tecnologica continua, nella quale la capacità di adattamento può diventare determinante quanto la disponibilità di armamenti convenzionali.
Per Kiev, il nuovo scudo rappresenta soprattutto una possibilità in più per proteggere la popolazione, gli edifici e le infrastrutture strategiche dagli attacchi russi.
Non è una barriera capace di fermare qualsiasi minaccia e non trasforma la capitale in una città invulnerabile. Ma potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella difesa contro una delle armi che più stanno caratterizzando questa guerra: i droni.
Uno scudo che non si vede, ma che potrebbe cambiare il modo in cui Kiev affronta gli attacchi dal cielo.
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