[[{“value”:”

Pesante sconfitta per il presidente americano e per il Partito repubblicano alle elezioni di metà mandato. I democratici conquistano il controllo di entrambi i rami del Congresso, strappano cinque seggi al Senato e preparano una nuova stagione di scontro istituzionale. Trump nega la bocciatura personale, ma ammette che la guerra contro l’Iran e il caro carburanti potrebbero aver pesato sul voto: «Non mi pento, rifarei tutto».
La sconfitta è più pesante del previsto e rischia di cambiare profondamente gli ultimi due anni della presidenza di Donald Trump. Le elezioni di midterm negli Stati Uniti consegnano ai democratici una vittoria di portata nazionale: dopo aver conquistato la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, il partito riesce a strappare ai repubblicani anche il controllo del Senato, modificando gli equilibri politici di Washington.
Un risultato che rappresenta una battuta d’arresto significativa per il presidente americano, che si ritrova ora davanti a un Congresso controllato dall’opposizione. I democratici hanno conquistato cinque seggi al Senato, superando la soglia necessaria per assumere la maggioranza, e consolidato il proprio vantaggio alla Camera. Per Trump si apre così una fase particolarmente complicata, nella quale ogni iniziativa legislativa dovrà fare i conti con una maggioranza parlamentare pronta a contrastare l’agenda della Casa Bianca.
Le televisioni americane descrivono già il presidente come una lame duck, un’anatra zoppa: l’espressione utilizzata nella politica statunitense per indicare un capo dell’esecutivo indebolito, soprattutto quando non dispone più del sostegno parlamentare necessario per portare avanti le proprie riforme.
La guerra contro l’Iran e il costo della vita pesano sul voto
Nel primo commento dopo la sconfitta, Trump ha cercato di ridimensionare il significato politico del risultato, respingendo l’idea che le urne abbiano rappresentato una bocciatura personale. Intervenendo a Fox News, il presidente ha dichiarato: «Non lo considero un colpo nei miei confronti», rivendicando quelli che ha definito i due migliori anni nella storia della presidenza americana, soprattutto sul piano economico.
Una lettura che contrasta con il risultato delle elezioni e con i segnali di malcontento emersi durante la campagna elettorale.
Tra i principali fattori che hanno contribuito all’avanzata democratica figurano l’aumento del costo della vita, le preoccupazioni per l’economia e il giudizio negativo sull’operato dell’amministrazione. A pesare è stata anche la guerra contro l’Iran, diventata uno dei temi più controversi della presidenza.
In un’intervista al Wall Street Journal, Trump ha ammesso che il conflitto potrebbe aver avuto un peso sul risultato elettorale, soprattutto per le conseguenze sui prezzi del petrolio e dei carburanti. Il presidente, tuttavia, non ha manifestato alcun ripensamento sulla decisione di entrare in guerra.
«Ho fatto la cosa giusta, lo rifarei», ha dichiarato, ribadendo la propria convinzione sulla necessità dell’intervento militare. Anche al New York Times ha escluso qualsiasi pentimento, sostenendo che gli elettori non sarebbero stati contrari alla politica nei confronti di Teheran, ma avrebbero risentito soprattutto dell’aumento dei prezzi energetici.
Una distinzione che non cancella il problema politico per la Casa Bianca: la guerra e le sue conseguenze economiche sono entrate direttamente nel giudizio degli americani sull’amministrazione.
Cinque seggi conquistati al Senato: cambia la geografia politica americana
Il risultato più significativo riguarda proprio il Senato, dove i democratici sono riusciti a conquistare cinque seggi precedentemente controllati dai repubblicani. Una vittoria che si aggiunge alla conquista della Camera e consegna all’opposizione il controllo dell’intero Congresso.
Tra i risultati più importanti figura quello dell’Ohio, dove il democratico Sherrod Brown ha sconfitto il repubblicano Jon Husted, conquistando un seggio in uno Stato che alle presidenziali del 2024 aveva premiato Trump con un margine significativo.
Importante anche il risultato del Kansas, dove Adam Hamilton ha superato Roger Marshall, strappando ai repubblicani un seggio in uno Stato tradizionalmente conservatore.
In North Carolina il democratico Roy Cooper ha conquistato il seggio senatoriale, mentre in New Hampshire Chris Pappas ha superato il repubblicano John Sununu. In Georgia, Jon Ossoff ha invece difeso il proprio mandato, battendo il repubblicano Mike Collins.
A questi risultati si aggiungono le affermazioni democratiche in Michigan e Texas, due Stati particolarmente importanti per gli equilibri nazionali.
Il successo assume un significato ancora maggiore considerando che, fino a pochi mesi prima del voto, una conquista democratica di entrambe le Camere appariva uno scenario difficilmente prevedibile.
Abdul El-Sayed e James Talarico, il volto della nuova avanzata democratica
Tra i protagonisti della notte elettorale figurano anche Abdul El-Sayed e James Talarico, due candidati che rappresentano sensibilità differenti ma convergenti nella capacità di intercettare il malcontento verso il Partito repubblicano.
In Michigan, Abdul El-Sayed, medico ed ex amministratore della sanità pubblica, ha conquistato il seggio senatoriale contro il repubblicano Mike Rogers. Se il risultato sarà confermato, diventerà il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti.
La sua candidatura si è distinta per una piattaforma fortemente progressista, incentrata sulla sanità universale, sulla maggiore tassazione dei grandi patrimoni e sulla fine degli aiuti militari americani a Israele. Una posizione che gli ha procurato il sostegno di una parte dell’elettorato più giovane e progressista, ma anche forti contrasti all’interno del Partito democratico.
In Texas, invece, James Talarico ha ottenuto un risultato altrettanto significativo, superando il repubblicano Ken Paxton. La sua affermazione rappresenta uno dei segnali più importanti della serata: anche uno Stato tradizionalmente conservatore può diventare terreno di conquista per i democratici quando il malcontento nei confronti della Casa Bianca raggiunge dimensioni nazionali.
Due risultati che raccontano la capacità del Partito democratico di allargare la propria base elettorale, facendo convivere candidature progressiste e figure più moderate.
Trump prepara la controffensiva: «Ho il potere supremo, si chiama veto»
La risposta del presidente alla sconfitta è stata accompagnata da una serie di messaggi polemici pubblicati su Truth e da dichiarazioni che lasciano presagire un confronto durissimo con il nuovo Congresso.
Trump ha ribadito di essere pronto a utilizzare il potere di veto per bloccare le iniziative legislative dell’opposizione. Già prima della chiusura dei seggi, in un’intervista telefonica alla Cbs News, aveva avvertito i democratici di non sottovalutare le prerogative costituzionali della presidenza.
«Ho il potere supremo, si chiama veto», aveva dichiarato, lasciando intendere che avrebbe utilizzato questo strumento per impedire all’opposizione di imporre la propria agenda politica.
Il presidente ha inoltre richiamato la recente sentenza della Corte Suprema nel caso Trump contro Slaughter, relativo al licenziamento di Rebecca Slaughter dalla Federal Trade Commission, sostenendo che la decisione rafforzi notevolmente i poteri dell’esecutivo.
La conquista del Congresso da parte dei democratici, tuttavia, apre una fase nella quale il presidente dovrà confrontarsi con un’opposizione in grado non soltanto di bloccare le sue proposte, ma anche di esercitare un controllo più incisivo sull’operato dell’amministrazione.
Non a caso, Trump ha più volte evocato il rischio di un impeachment, utilizzando questa prospettiva anche per mobilitare i propri sostenitori.
Jeffries verso la guida della Camera, per i democratici si apre una nuova fase
La vittoria parlamentare potrebbe portare anche a un cambiamento storico nella leadership della Camera dei Rappresentanti. Hakeem Jeffries, rieletto nel proprio collegio, è destinato a diventare il nuovo speaker se i democratici confermeranno formalmente la maggioranza.
In questo caso sarebbe il primo afroamericano nella storia degli Stati Uniti a ricoprire la carica.
Per il Partito democratico si tratta di un’occasione politica importante, ma anche di una responsabilità complessa. La nuova maggioranza dovrà dimostrare di essere in grado di trasformare il successo elettorale in un progetto politico concreto, evitando che le divisioni interne compromettano la capacità di opposizione.
Le diverse anime del partito, dai progressisti vicini a Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez ai democratici più moderati, saranno chiamate a trovare un terreno comune soprattutto sui temi economici, sanitari e internazionali.
Dai governatori all’impatto nazionale: la mappa degli Stati cambia colore
La serata elettorale ha riservato importanti successi democratici anche nelle competizioni per i governatorati.
In Wisconsin, David Crowley ha conquistato la guida dello Stato, diventando il primo governatore afroamericano della sua storia. In Iowa, Rob Sand ha interrotto una lunga fase di predominio repubblicano, conquistando una carica che i democratici non riuscivano a ottenere dal 2006.
Successi anche in Colorado, dove Phil Weiser ha prevalso sul repubblicano Viktor Marx, e a New York, dove Kathy Hochul ha ottenuto la riconferma. In Pennsylvania Josh Shapiro ha conquistato un nuovo mandato, mentre in Illinois JB Pritzker ha ottenuto la rielezione per un terzo mandato.
Un quadro che conferma la portata nazionale della sconfitta repubblicana e segnala un cambiamento negli orientamenti di una parte dell’elettorato americano.
Una sconfitta che ridimensiona Trump, ma non chiude la partita
Il voto di midterm segna un passaggio decisivo nella seconda presidenza Trump. La conquista di Camera e Senato da parte dei democratici riduce sensibilmente la capacità della Casa Bianca di imporre la propria agenda e apre una stagione di confronto istituzionale che potrebbe diventare particolarmente conflittuale.
Il presidente, almeno pubblicamente, non sembra intenzionato a cambiare strategia. Continua a difendere la guerra contro l’Iran, rivendica i risultati economici della propria amministrazione e respinge l’idea che la sconfitta rappresenti un giudizio negativo sulla sua leadership.
Ma il messaggio arrivato dalle urne è difficile da ignorare. Il malcontento per il costo della vita, le conseguenze del conflitto in Medio Oriente e le critiche all’azione del governo hanno favorito una rimonta democratica che pochi mesi fa sembrava improbabile.
Per Trump comincia ora una fase politicamente delicata, nella quale il ricorso al veto potrebbe diventare uno strumento centrale della sua strategia. Per i democratici, invece, si apre l’opportunità di dimostrare di poter governare il Congresso e costruire un’alternativa credibile in vista delle prossime elezioni presidenziali.
La Casa Bianca resta nelle mani di Trump, ma Washington cambia volto. E gli ultimi due anni del mandato potrebbero trasformarsi in una lunga battaglia tra un presidente indebolito dal voto e un Congresso deciso a limitarne il potere.
L’articolo Elezioni Usa, diretta midterm: Trump travolto, i democratici conquistano Camera e Senato proviene da Notizie 24 ore.
“}]]
[[{“value”:”Pesante sconfitta per il presidente americano e per il Partito repubblicano alle elezioni di metà mandato. I…
L’articolo Elezioni Usa, diretta midterm: Trump travolto, i democratici conquistano Camera e Senato proviene da Notizie 24 ore.”}]]
Notizie 24 ore
ESTERI
Share this content:
