Garlasco, il movente dell’odio: Sempio aggredì Chiara Poggi per i video intimi con Stasi. Tutte le carte in mano ai pm

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Garlasco, il movente dell’odio: Sempio aggredì Chiara Poggi per i video intimi con Stasi. Tutte le carte in mano ai pm

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la nuova inchiesta della Procura di Pavia punta a riscrivere la ricostruzione del delitto. Al centro delle indagini ci sono il DNA trovato sotto le unghie della vittima, un’impronta sul muro delle scale e i sospetti su presunti errori e omissioni nelle prime investigazioni. Andrea Sempio respinge ogni accusa, mentre si riapre anche la questione della condanna di Alberto Stasi.

Il delitto di Garlasco torna al centro della cronaca giudiziaria italiana con una nuova e clamorosa svolta investigativa. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia, la Procura di Pavia sta portando avanti un’inchiesta che potrebbe modificare profondamente la ricostruzione processuale di uno dei casi più controversi della storia giudiziaria italiana.

Sotto la lente degli investigatori c’è Andrea Sempio, all’epoca diciannovenne e amico del fratello della vittima, oggi nuovamente indagato per l’omicidio. Secondo l’impostazione accusatoria, alcuni elementi scientifici e investigativi avrebbero consentito di ricostruire una dinamica del delitto diversa da quella che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato a 16 anni di reclusione.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Fabio Napoleone e dall’aggiunto Stefano Civardi, con il supporto del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Milano, punta a chiarire non soltanto le responsabilità individuali, ma anche eventuali criticità nelle indagini condotte negli anni immediatamente successivi al delitto.

DNA e impronta sul muro: gli elementi al centro della nuova inchiesta

Tra gli elementi più importanti dell’indagine figurano il DNA rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi e una traccia papillare individuata sul muro delle scale della villetta.

Per quanto riguarda il materiale genetico, gli accertamenti hanno riguardato un aplotipo Y, ovvero una particolare combinazione di marcatori del cromosoma maschile. Secondo la ricostruzione investigativa, il profilo sarebbe compatibile con la linea paterna della famiglia di Andrea Sempio.

Un elemento che, tuttavia, deve essere valutato insieme agli altri risultati scientifici e alle circostanze del ritrovamento, considerando anche i limiti identificativi degli aplotipi Y, che non consentono da soli di individuare un singolo individuo.

Un altro punto centrale riguarda l’impronta di un palmo destro individuata sul muro delle scale, della quale sarebbero state rilevate 15 minuzie papillari, alcune considerate particolarmente rare. Gli investigatori ritengono che questa traccia possa contribuire a ricostruire la presenza dell’aggressore all’interno dell’abitazione.

La Procura avrebbe inoltre delineato un possibile movente legato al rifiuto di un approccio sessuale. Secondo l’ipotesi accusatoria, Sempio avrebbe agito dopo essere stato respinto da Chiara, approfittando della sua solitudine in casa.

Si tratta, al momento, di una ricostruzione investigativa che dovrà essere sottoposta al vaglio del giudice e, qualora si arrivasse al dibattimento, al contraddittorio processuale.

Lo scontrino di Vigevano e le telefonate alla famiglia Poggi

Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda l’alibi presentato da Andrea Sempio in relazione alla mattina del delitto.

Al centro degli accertamenti c’è uno scontrino relativo a un parcheggio di Vigevano, utilizzato per sostenere la presenza del giovane in un luogo diverso dalla villetta di Garlasco. Secondo l’ipotesi della Procura, quel documento sarebbe stato utilizzato per costruire un alibi non corrispondente alla realtà, con il coinvolgimento della madre dell’indagato.

Gli investigatori stanno inoltre cercando di chiarire il significato di tre telefonate effettuate verso l’abitazione della famiglia Poggi, considerate un ulteriore elemento da approfondire nella ricostruzione dei rapporti tra Sempio e la vittima.

Anche su questi aspetti sarà necessario verificare la consistenza degli elementi raccolti e la loro effettiva rilevanza ai fini dell’accertamento delle responsabilità.

Le indagini del 2007 e del 2017: l’ombra dei presunti depistaggi

La nuova inchiesta non si limita alla posizione di Andrea Sempio. Uno degli aspetti più delicati riguarda infatti il lavoro svolto dagli investigatori nelle precedenti fasi del caso.

La Procura di Pavia avrebbe aperto ulteriori filoni investigativi per verificare eventuali irregolarità negli accertamenti effettuati nel 2007 dal RIS di Parma e nelle attività investigative condotte nel 2017.

Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe quella di possibili omissioni o alterazioni nella gestione di alcuni elementi investigativi. Si tratta di contestazioni particolarmente gravi, che potrebbero mettere in discussione la correttezza di passaggi importanti delle precedenti indagini.

Sotto osservazione sarebbe finito anche l’ex capitano Gennaro Cassese, nei cui confronti vengono riferite contestazioni relative a presunte false dichiarazioni e alla gestione della documentazione di alcuni interrogatori.

In particolare, l’attenzione degli inquirenti si sarebbe concentrata sulla mancata corretta verbalizzazione di alcuni passaggi e su un malore durato circa quaranta minuti che avrebbe interessato un indagato durante un interrogatorio.

Sono circostanze che dovranno essere chiarite attraverso gli accertamenti giudiziari e che, allo stato, non possono essere considerate prova di un depistaggio accertato.

Alberto Stasi, la condanna definitiva e l’ipotesi di revisione

La nuova ricostruzione investigativa riporta inevitabilmente al centro della vicenda Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi condannato in via definitiva a 16 anni di carcere.

La sua posizione rappresenta uno dei nodi più delicati dell’intera inchiesta. Stasi è stato condannato dopo un lungo percorso giudiziario, caratterizzato da assoluzioni, annullamenti e nuovi processi, fino alla sentenza definitiva del 2015.

L’emergere di nuovi elementi investigativi e l’individuazione di un altro possibile responsabile potrebbero aprire la strada a una richiesta di revisione del processo. Non si tratta, però, di un automatismo: per ottenere la revisione è necessario che ricorrano i presupposti previsti dalla legge e che le nuove prove siano valutate secondo le procedure stabilite dall’ordinamento.

La posizione di Stasi, dunque, non può considerarsi modificata dalla sola apertura della nuova inchiesta. La sua condanna resta definitiva fino a un eventuale provvedimento giudiziario che intervenga su di essa.

La famiglia Poggi e la difesa di Andrea Sempio

Di fronte ai nuovi sviluppi, la famiglia di Chiara Poggi continua a seguire con attenzione e preoccupazione l’evoluzione dell’indagine. La possibilità che la vicenda venga nuovamente riscritta dopo tanti anni rappresenta un passaggio particolarmente delicato per i familiari della giovane vittima.

Andrea Sempio, dal canto suo, continua a proclamarsi estraneo all’omicidio e respinge le accuse che gli vengono contestate. La sua posizione dovrà essere valutata alla luce degli elementi raccolti dalla Procura e delle eventuali prove contrarie che la difesa potrà presentare.

Il prossimo passaggio decisivo sarà quello giudiziario, con la valutazione della richiesta di rinvio a giudizio e degli elementi che sostengono l’impianto accusatorio.

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